sterminatele tutte, le zanzare

Illustrazione di John Kachik

Quando arriva il caldo che preannuncia l’estate, mi trasformo in un serial killer. La trasformazione è repentina: al primo sottile ronzio che si avvicina mentre guardo la tv o mentre sto leggendo a letto scatto come una molla e non perdo neanche tempo con acchiappi manuali, bensì mi fiondo all’armadietto dove custodisco gelosamente le ricariche, gli elettroemanatori chimici e ad ultrasuoni, citronelle e zampironi (sistemati nella scatola del campeggio), uniche armi bandite sono lo spray per via di un personale retroterra ambientalista e le piastrine. In famiglia abbiamo anche preso in considerazione una Bat Box, ma non ce la sentiamo visto che il nostro condominio potrebbe non gradire lo svolazzare dei pipistrelletti. Invece quei neon e le racchette vendute nei negozietti “tutto a 1 € le rifuto esteticamente perchè mi ricordano certi squallidi baretti malavitosi pieni di fumo e di loschi individui. Comunque è messa al bando la prevenzione: io non faccio prigionieri e sono per la  distruzione totale delle zanzare. Quelle tigre in primis, le più fastidiose.

 (In questo momento, ad esempio, ce n’è una che insiste ad andare sullo schermo, ma farà una brutta, ma davvero brutta fine).

Una volta ho pure discusso con un attivista che scandalizzato dalla mia insofferenza omicida continuava a ripetermi che Il problema non sono le zanzare ma la nostra visione che è antropocentrica: in pratica siamo in troppi e sicuramente dannosi per gli  ecosistemi. Ricordo pure che rimasi allibito quando sosteneva con innocenza che siamo un “cancro” per la biosfera, mentre gli insetti fanno parte della Natura (già, chissà noi di cosa facciamo parte). Comunque ho sempre nutrito qualche dubbio sul fatto che il Dittero in questione sia essenziale agli ecosistemi o alle catene alimentari. E infatti con grande piacere ho scovato un articolo uscito nel 2010 su Nature (capito? mica giornaletti di Ufi e Misteri) che si chiede se un mondo senza zanzare sia possibile. E gli scienziati coinvolti nella ricerca cosa dicono? Alcuni affermano che gli ecosistemi non risentirebbero della loro scomparsa (giustizia sia fatta!) se non per un breve periodo e che le catene alimentari verrebbero integrate dai moscerini (per i dettagli QUI l’articolo citato).

Per fortuna questa mia intolleranza è ampiamente diffusa, anzi con l’arrivo della bella stagione molti Comuni approntano piani soprattutto per quanto riguarda la Zanzara Tigre (Aedes albopictus), la più insolente e fastidiosa tra le zanzare -non solo visto che- la Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) l’ha inserita nell’elenco delle 100 specie aliene più dannose al mondo (visto? Aliene e dannose). Ma la cosa in realtà è più seria. Infatti la Zanzara Tigre si è diffusa in poco tempo in vari paesi. Originaria del Sudest asiatico si è presentata in tutti i continenti tranne che in Australia e Nuova Zelanda. Da noi si ha notizia della sua presenza in Albania nel 1979 per via degli scambi commerciali con la Cina (cit. Valzeille Falcoz, 1999). Mentre in Italia la sua presenza viene rilevata a Genova nel 1990 in una scuola materna, e a seguito di una infestazione a Padova, l’anno seguente, proveniente da un deposito di copertoni usati commerciati con gli USA (dove la comparsa la fece nel 1985 a Houston in Texas, cit. in Science, maggio 1987) il laboratorio di Parassitologia dell’Istituto di Sanità  (ISS) monitorò diffusione, comportamento e rischi per la salute. 

Ma perché tanta attenzione e preoccupazione? Cercando in rete un motivo per il mio killeraggio zanzesco mi sono accorto che Google rimanda tra le prime voci un sito del Servizio Sanitario dell’Emilia Romagna dedicato alla Zanzara Tigre e non c’entra tanto la fama di buona amministrazione di quelle parti quanto il fatto che nel 2007 ci furono 247 ammalati di Chikungunya (sebbene non sia fatale presenta sintomi quasi identici con la terribile Dengue e la convivenza tra le due rende difficile la diagnosi, e indovinate chi c’è tra i vettori? Comunque qui si può leggere il piano regionale che riporta alcune informazioni epidemiologiche e per i più infogazzati qui si può leggere l’evoluzione e la genetica dell’infezione), un’epidemia di cui parlò anche il New York Times.

La faccenda è seria, i Comuni cercano di coinvolgere i cittadini (il 70-80% delle “zone a rischio” sono le proprietà private) consigliando una lista di cose da fare e non fare. Ma l’efficacia sembra comunque limitata. Ad esempio con i trattamenti “adulticidi” (in pratica l”utilizzo degli insetticidi) che hanno effetti sulla salute umana e colpiscono anche altri insetti utili come le api e le zanze -come al solito- sono diventate resistenti alle molecole sintetizzate; qualcosa si è provato utilizzando dei larvicidi a base di Bacillus Thuringiensis ma visto che si degrada velocemente i trattamenti devono essere molto frequenti. Insomma si ritiene che 13 anni di tentativi di contrasto non hanno prodotto grandi risultati e si vanno studiando altri metodi che utilizzano tecniche di tipo integrato, biologico, e genetico.

Ad esempio la Tecnica degli Insetti Sterili (TIS), nata negli anni ’50, alleva insetti maschi resi sterili con tecniche di irraggiamento e rilasciati nell’ambiente si accoppiano con insetti femmine fertili della stessa specie, che fecondano un uovo sterile. Con una mosca parassitaria e con le zanzare anofeline è risultata efficace, ma ci sono alcuni ostacoli: la difficoltà di separare maschi e femmine (morfologicamente sono identici) e lo stato di salute dei maschi dopo la sterilizzazione (i raggi gamma destabilizzano l’organismo con perdita di competitività con gli altri maschi non sterilizzati), anche se il Centro Agricoltura Ambiente G. Nicoli sostiene una serie di vantaggi: base genetica omogenea così come si presenta in Italia, una limitata capacità dispersiva della tigre, la facilità di allevare grandi masse in strutture artificiali.

Oppure l’utilizzo di grandi quantità di repellenti naturali. È di pochi giorni fa la notizia di uno studio coordinato da Barbara Conti, ricercatrice in scienze agroambientali dell’Università di Pisa sulle proprietà di tre piante nordafricane: il coriandolo, la Ruta d’Aleppo e di una lamiacea che in Senegal è conosciuta come Séléki. Utilizzando gli oli la ricerca ha dimostrato che a parità di concentrazione della Deet mostra effetti repellenti superiori. Per contro c’è anche una ricerca apparsa su Plos che adatta la tecnica della “auto-diffusione” utilizzata contro la Aedes aegypti (si parla sempre di zanze): in alcuni siti vengono poste delle “stazioni” di pyriproxyfen, un principio attivo che danneggia la fisiologia della morfogenesi, riproduzione e embriogenesi degli insetti: le femmine esposte a questa sostanza darebbero vita a larve incapaci di svilupparsi, questo in soldoni rispetto a quello che viene documentato qui.

Infine rimane la manipolazione genetica. Anche qui una notizia riguardo uno dei tentativi di ingegneria genetica a quanto sembra riuscita. Dopo che la sequenza genetica della Aedes aegypti era stata completata, Leslie Vosshall neurobiologa dell’Università Rockefeller si è aggiunta al team l’anno dopo e ha scoperto che le zanzare sono attirate dall’anidride carbonica e dal calore emanato dagli animali a sangue caldo e che la zanzara vettore della Dengue sembra preferire l’essere umano (lo racconta il Corriere, ma anche su Nature). Il team si è concentrato su un gene che hanno chiamato simpaticamente “orco”, capace di rispondere agli odori (anni fa il suo laboratorio aveva disattivato questo gene in una mosca con successo) e infatti il team ha riscontrato il meccanismo sia tattile che olfattivo usato dalle simpaticone, in pratica le zanzare sebbene attirate senza preferenze da un paio di braccia, volavano via da quello cosparso da Deet.

E io mi sfrego le mani nella speranza che la piaga finisca. Ah! La zanzara che mi ronzava davanti allo schermo nel frattempo ha fatto la fine che si meritava, mi ci stavo quasi affezionando.

 

Aggiornamento: anche su Focus è apparso un articolo interessante: QUI

5 pensieri su “sterminatele tutte, le zanzare

  1. Senza contare che la zanzara veicola la Filaria per i cani, malattia molto seria. I pappataci sono simili alle zanzare e anch’essi veicolano una malattia per cani molto brutta – io li metterei assieme alle zanzare per quanto riguarda la necessità di limitarne di molto il numero…

  2. Caspiterina, cominciano anche qui… Ciack!

  3. La TIS viene ancora utilizzata nei paesi del centro america per mantenere stabili alcune popolazioni di imenotteri

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