Jurassic Mammut

campione di sangue prelevato dall’esemplare di mammut ritrovato nell’Artico (foto da Kqedscience)

Leggo che è stato ritrovata nell’arcipelago Ljachov nel mar di Laptev, nell’Artico (Siberia Nord) la carcassa di un mammut risalente a 10000 anni fa, circa. Ma la notizia non è questa: di mammut in Siberia se ne ritrovano diversi e lo scorso mese il National Geographic (ed. italiana) ha dedicato un bel servizio fotografico della fotografa Evgenia Arbugaeva sui cacciatori di zanne di mammut (arrivano a pesare fino a 70 kg). In pratica, tra gli effetti del riscaldamento globale c’è lo scongelamento de permafrost, presente nelle regioni artiche e così emerge quanto è stato conservato per migliaia di anni in questo enorme surgelatore naturale.

La notizia per siti e giornali è che dalla carcassa della femmina di mammut è possibile prelevare quantità di sangue utile per le ricerche utili alla sua clonazione. Il sensazionalismo nel campo della informazione la fa da padrone e quindi la quantità di sangue prelevata servirà per cercare di portare in vita il bestione. Per gli “addetti ai lavori”, ma non solo, il ritrovamento è importante perché si tratta di un esemplare adulto che presenta delle parti quasi intatte (mascella inferiore e lingua) e divorato solo in parte (nella parte superiore del dorso). C’è da essere scettici sulla possibilità di clonarlo, infatti basta incrociare qualche riferimento in rete per apprendere che i protagonisti della storia hanno un importante precedente. In pratica la ricerca è finanziata dalla Sooam Biotech Research Foundation, un laboratorio di bioingegneria sudcoreano, noto per  le sue ricerche sulle staminali. La Sooam ha firmato un accordo con l’Università di Yakutsk con l’intento di clonare il mammifero peloso.

Lo scorso anno più o meno si leggevano notizie analoghe, più o meno ottimiste, infatti gli stessi protagonisti ritrovarono un esemplare ben conservato e si auguravano di trovare cellule intatte, o meglio viventi, tra i resti del pelo e del midollo osseo. L’idea era di realizzare un embrione di mammut partendo dal suo materiale genetico –che però è incompleto– trasferendo poi “il nucleo della cellula uovo di un elefante e completarlo con il dna presente nelle cellule somatiche del mammut”. Questa volta le “speranze” si riaccendono perché il mammut ritrovato conserva ancora “una dose consistente di sangue rimasto fluido” e alcune parti del tessuto muscolare conservano la tipica colorazione rossa, come se avessimo appena scongelato la nostra fettina per la cena.

L’entusiasta e boss del gruppo è Hwang Woo-Suk, ricercatore della società biotech in questione. Il nome non vi dirà molto, ma è una figura controversa: tra il 2004 e il 2005 annunciò che la sua équipe era riuscita a produrre cellule staminali da embrioni umani clonati (!) ma l’esperimento non era riproducibile, quindi non verificabile. Semplicemente era falso (come si può leggere qui e per completezza QUI c’è la raccolta di tutti gli articoli che Science ha dedicato alla vicenda). Ma non è finita. Nel 2011 Hwang cercò di riabilitare la sua reputazione lavorando alla clonazione di animali selvatici che rischiano l’estinzione, riuscendoci con il Coyote. Tenendo un basso profilo  ammette le difficoltà tecniche legate alla clonazione, ma giurava (il lupo perde il pelo, ma non il vizio) che se fosse riuscito con la clonazione dei Licaoni (cani da caccia africani, non confondeteli con i Liocorni o Liofanti) sarebbe passato a quella del  Mammut. Dei Licaoni clonati non si ha notizia, ma del progetto “Jurassic Park” sì. Qualcuno insinua che il nostro ricercatore sia più interessato ad arricchire le sue pubblicazioni scientifiche con esperimenti shock.

Comunque ci sono molti elementi di cui essere scettici, visti i precedenti insuccessi nel tirare su animali defunti; ad esempio alcuni biologi riuscirono a clonare uno stambecco spagnolo estinto utilizzando un tessuto congelato (l’ultimo esemplare della capra pirenaica Ibex, morì dopo che un ramo gli cadde sulla testa, nel 2000), ma l’animale morì dopo 7 minuti per una infezione polmonare: la rapida degradazione del materiale genetico, complicanze durante la gravidanza, la difficoltà di ricostruire geni corretti, la degradazione del materiale genetico ad opera di ogni tipo di agenti presenti nell’ambiente sono solo alcune delle questioni che rendono questa tecnica impraticabile al momento.

Ora, la notizia della scoperta dei campioni di sangue è accompagnata da aspettative che non aiutano a farsi un’idea né dell’importanza del ritrovamento, né delle procedure scientifiche necessarie a validare una scoperta, ma vien da dire, parafrasando: è la moda, bellezza. Le notizie sulla possibilità della clonazione umana, sulle staminali in grado di guarire e riparare hanno un certo appeal che non aiuta sia chi ripone speranze miracolose, sia chi arretra spaventato dai progressi scientifici.

Aggiornamento: su uno dei blogs dello Scientific American è stato pubblicato un articolo che verifica la notizia in questione (è un Fact Check) e i dubbi peer essere scettici sono fondati e anche semplici da capire, per chi vuole saperne il link è questo.

3 pensieri su “Jurassic Mammut

  1. Sai come la penso… Comunque il video è impressionante.

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