la primavera silenziosa del DDT e del Bt

Rachel Carson, Pennsylvania, foto di Ruth Scott

Rachel Carson, Pennsylvania, foto di Ruth Scott

If man were to follow the teachings of Miss Carson, we would return to the Dark Ages, and the insects and diseases and vermin would once again inherit the earth“. (Dr. Robert White-Stevens, ex biochimico e assistente direttore della Divisione di Ricerca Agricola di American Cyanamid).

Big yellow taxi”: Hei farmer farmer, put away that DDT now give me spots on my apples, but leave me the birds and the bees, please!” (Big Yellow Taxi, di Joni Mitchell)

Oggi su Wikiradio, la bella trasmissione su RaiTre, viene ricordata Rachel Carson, nata il 27 maggio del 1907 (106 anni fa). A lei si deve la messa al bando del 1-bis (4-cloro-fenil)-2,2,2-tricoloroetano meglio conosciuto come DDT (la scoperta delle proprietà insetticide della sostanza valsero il Premio Nobel per la Medicina a P. Muller nel 1939). Il libro sosteneva che l’uso dei pesticidi (e del DDT in particolare) fosse nocivo per l’uomo, dieci anni dopo la pubblicazione la sostanza veniva messa al bando negli USA e in molti altri paesi. Ovviamente non ci fu nessun ritorno al medioevo come affermava lo scienziato R. W. Stevens. Non credo che la Carson avesse conoscenze specifiche di biochimica e il libro, mi sembra, non si avvalse della collaborazione di “biologi, chimici, patologi e entomologi” (come si legge in Wikipedìa), fu attaccato e avversato da riviste e scienziati oltreché dalle principali aziende chimiche, Monsanto compresa (sempre Wikipedìa che cita un articolo sui 100 personaggi più influenti del secolo su Time del 1999, che però non è disponibile se non a pagamento – quindi senza poterlo verificare).

Però l’intuizione secondo cui ciò che fa male agli insetti e agli uccelli è anche nocivo per l’uomo era giusta, infatti la stabilità chimica (legami forti tra molecole o atomi per cui la sostanza non varia composizione) del composto e la sua insolubilità nei liquidi ne favoriscono la trasportabilità attraverso la catena alimentare. Il DDT non viene assorbito dalla pelle, ma attraverso la biomagnificazione (processo di accumulo nei grassi che rivestono le cellule per cui si ha un deposito progressivo tale da risultare maggiore nel predatore piuttosto che nella preda). Il costo basso e una facile sintesi chimica lo resero molto famoso e si diffuse almeno fino all’arrivo della Primavera Silenziosa (il DDT qui è spiegato molto bene).

Noi in Italia, per quelli che hanno un’età  alla mia, lo chiamavano Flit, che poi era il marchio industriale che ricordiamo per un jingle molto famoso: “Ammazza la vecchia col flit” – “e se non muore… col gas!” e piaccia o meno fu grazie al suo massiccio utilizzo iniziato nei casolari nel 1947 e proseguita fino a quando l’OMS il 19 febbraio del 1970 dichiarò il nostro paese come indenne dalla Malaria. Il DDT infatti è stato impiegato in molti paesi per combattere la malaria e la Destra americana -quando si festeggiò il centenario della nascita- cercò di mettere in discussione i vantaggi di aver eliminato questo insetticida (come si legge in questo articolo su Salon) dimostrando e lamentando l’aumento dei casi di malaria nei paesi tropicali.

Ma per tornare alla nostra Carson bisogna dire che nel libro si parla molto anche del bacillus thuringiensis un batterio molto diffuso che viene utilizzato molto nell’agricoltura biologica e nella creazione di piante transgeniche (come se due mondi opposti trovassero un punto di contatto infinitesimo). Questo batterio libera le tossine Bt, innocue per l’uomo, ma letali per gli insetti (quindi il principio che sembra valido per il DDT non è lo stesso per il bacillo in questione), infatti quando il batterio (purificato e spruzzato sulle piante) viene ingerito dagli insetti questo sporula nell’intestino, liberando le tossine che danneggiano l’apparato digerente. Nell’uomo le tossine sono innocue perchè abbiamo un Ph gastrico molto acido (avete presente il bruciore di stomaco?) e il Bt si dissolve a Ph > di 9.

Le tecnologie genetiche hanno permesso di estrarre il gene del batterio che codifica la tossina, impiantandolo nel dna del mais, della soia e del cotone così che la pianta sintetizza da sè la tossina. Perchè? Per facilitarci la vita: invece di spruzzare i bacilli per tutti i filari, la pianta fa da sè. Risparmio di tempo e quindi di costi. Ma basta fare una breve ricerca sul web per capire come la questione non è tanto dibattuta, quanto avversata (eppure basterebbe leggere questo post oppure quest’altro per capire che motivi scientifici per opporsi non ce ne sono e del resto io finora non ho trovati convincenti spiegazioni scientifiche del perchè, solo vaghe e oscure predizioni di multinazionali stile Matrix).

Ecco diciamo che ci sono alcune cose che mi colpiscono e che si trovano tra le righe di quanto raccontato -brevemente (è un blog, che diamine)- fin qui. Provo a raccontarle.

Praticamente Rachel Carson pubblicò un libro che a detta di molti diede l’avvio al moderno movimento ambientalista. Che però ai suoi inizi fu molto diverso da quello che conosciamo oggi e che sembra essere una involuzione delle sue origini. Basta che pensiate a qualsiasi film degli anni ’70 del genere catastrofe ecologica alle porte e sicuramente affiorerà un ricordo di un qualche barbuto occhialuto, magari ecologo o biologo, che perso tra scartoffie in uno scalcinato ufficio da scienziato drop-out ma genialoide lavora a qualche ricerca che conferma quello che sta per accadere. In genere era uno malvisto dai potentati economici, interessati solo a divorare l’ambiente fino a provocarne il disastro (quasi che -idea tutta americana e forte nella cultura pop degli anni ’70 fosse solo lo scienziato  ad opporsi alle multinazionali). Ok, era (ed è rimasto) un genere da me molto amato. (tralascio -per ora e rimando ad altro post- l’evoluzione verso uno scienziato che negli ultimi anni diventa tecnocrate se non complice degli interessi dell’establishment). Per chi ha letto il libro di Patrick Moore (una sorta di Chicco Testa di Greenpeace) può ritrovare questa idea che all’inizio l’ambientalismo tenesse più conto dei contributi scientifici (nonostante il fricchettume diffuso nei costumi).

Praticamente in Primavera Silenziosa non viene sostenuta la messa al bando delle sostanze chimiche da utilizzare, ma il loro uso responsabile e cautelativo: “Un consiglio pratico dovrebbe essere “Spruzza il meno che ti sia possibile” piuttosto che “Spruzza al limite delle tue capacità” (un esame paziente si può fare consultando i link messi a disposizione dalla Libreria del Congresso a questo indirizzo). Forse l’ingenuità degli inizi, oppure la relativa conoscenza delle modificazioni genetiche che si aveva all’epoca (in fondo l’articolo su Nature della scoperta di James Watson e Francis Crick della struttura a doppia elica del DNA è del 1953), fatto sta che in Rachel Carson non c’era il livore o l’irrazionalità di tanti guru dei giorni nostri, ed è per questo che la si ricorda volentieri e Primavera Silenziosa può stare sugli scaffali senza provare imbarazzo.

Nel libro si parla del bacillus thuringiensis ed è curioso che sia gli agricoltori del biologico che i ricercatori biotech utilizzino la stessa possibilità offerta dalla natura del batterio: la tossina Bt. E chissà (ma queste sono le congetture del poi e del se) magari Rachel Carson non avrebbe visto tanto male l’impiego della biotecnologia nella lotta contro i parassiti visto che la primavera era silenziosa perché l’uso di pesticidi ed erbicidi uccideva insetti e faceva diminuire la presenza degli uccelli, privandoci così del loro canto e che per questo scrisse un libro così famoso e il cui ricordo sarà possibile ascoltarlo oggi oppure in podcast nei prossimi giorni (è anche la tesi forse provocatoria sostenuta in questo articolo uscito su Forbes).

In ultimo: le critiche che si attirò su Time prima che il libro venisse pubblicato e il fatto che gli vennero mosse tra l’altro dalla Monsanto e dalla Cyanamid, in pratica gli stessi cattivoni di sempre mi convince almeno di una cosa: che la Monsanto deve avere davvero un pessimo ufficio di Relazioni Pubbliche e degli ottimi avvocati. Fossi in loro migliorerei lo stile nel comunicare. Altrimenti si riceve quell’impressione di impenetrabilità scortese e paranoica che la fa somigliare alla Tyrell Corporation di Blade Runner. Vabbè.

QUI l’obituary del New York Times, Rachel Carson morì il 15 aprile 1964 per un tumore;

QUI un vecchio spot statunitense dove si propaganda l’innocuità del DDT, così sicuro che uno se lo mangia con il cucchiaio: DDT so safe you can eat it (!);

QUI la “cadenza perfetta” del flit, almeno come lo spiega in maniera ironica un maestro di musica che ci spiega cos’è l’armonia… (NB: nei sei minuti di filmato viene inserita la celebre scena di Roger Rabbit che viene stanato dal giudice Morton che col bastone picchietta il motivetto, i doppiatori tradussero col celebre motivetto quello che in originale suonava come “shave and a haircut – two bits” dal 6′.00″.

PS: dalla lunghezza del post credo si capisca una certa dimestichezza con l’ambientalismo con il quale mi sento di simpatizzare nonostante la fatica nell’affrontare tutte le stupidaggini diffuse dai para-guru.

9 pensieri su “la primavera silenziosa del DDT e del Bt

  1. Per completare il discorso bisognerebbe aggiornare queste considerazioni al tempo presente. In questo istante le resistenze alla tossina Bt, così come al glifosato, stanno esplodendo in tutto il Nord America. Il fatto che il TG1 non ne parli non vuol dire che il problema non sia grave. Le associazioni di industriali sono paradossalmente più schiette sul tema:

    http://www.farmchemicalsinternational.com/article/32880/glyphosate-resistance-spreads-in-the-u-s

    è comunque una storia nota da almeno un decennio, e che si sta avviando all’epilogo.

    Il caso del DDT avrebbe dovuto insegnare qualcosa: venne usato per sradicare la malaria in India con grande successo, e divenne inefficace. Oggi da quelle parti non serve quasi più a niente: è una grossa perdita. In anni recenti con l’agricoltura “roundup ready” abbiamo provveduto a per l’appunto a fare questo: spruzza al limite delle tue capacità. Abbiamo seppellito un intero continente sotto una montagna di erbicida – o di insetticida – con tecniche disparate: non ci vuole un Nobel per capire che così facendo le resistenze si svilupperanno velocemente. L’evoluzionismo classico ha due caratteristiche: è rozzo, e vince sempre.

    Questa faccenda della perdita di efficacia di erbicidi ed insetticidi diventerà molto importante nei prossimi anni: abbiamo legato molta parte della nostra agricoltura a queste sostanze. Il problema è critico anche quando si parla di antibiotici in ambito sanitario.

    • Ciao Fausto, ti ringrazio del commento e anche del link. Hai centrato una delle questioni e che non riesco a soddisfare fin qui. Sono d’accordo con quanto scrivi e credo che questo sia il vero punto debole di tutto il ragionamento intorno alle biotecnologie in campo agronomico. Eppure di libri e siti ne leggo e seguo, solo che alle prospettive e agli orizzonti questo dato viene sempre poco discusso e quando si fa non ci sono dentro i dettagli e i dati delle conseguenze e delle previsioni. E’ uno dei punti che in “scaletta” volevo approfondire su questo blog. A presto. Complimenti per il tuo di blog.

  2. Com’era bellina la Joni da ragazza🙂

    • Ma se ho messo una foto un pochino più in là negli anni🙂
      Però dall’album fotografico in archivio è vero: bellina. A presto Calamaro

  3. La questione del DDT l’accenna anche Pennacchi in Canale Mussolini. Lo hai letto?
    Bella la lezioncina d’armonia.

    • Ciao. Non ho letto il libro, non so perché ma lo scrittore non mi incuriosisce, anche se il film Mio fratello è figlio unico mi era piaciuto assai. Che dice nel libro a proposito del flit?

  4. Lo stile di scrittura non mi è piaciuto molto, però la storia è molto interessante.
    Al DDT e alle truppe americane che lo sperimentarono nella zona pontina riconosce il merito di aver debellato la malaria. E commenta in modo che qualcuno potrebbe percepire come un po’ politicamente scorretto.

  5. Ciao, ho letto il commento al mio articolo sul DDT (da divulgazionechimica.it) solo ora.
    Per quanto riguarda l’affermazione dell’Endosulfan, essa è scaturita dal libro di Chimica Farmaceutica che disponevo che risultava aggiornato al 2009. Inoltre il mio articolo è stato scritto nel 2011, mentre il bando dell’Endosulfan è arrivato nel 2012.
    Ad ogni modo ti ringrazio sia per avermi citato nel tuo articolo su Rachel Carson (che ho letto molto volentieri), sia per la segnalazione: aggiornerò il testo che sarà prossimamente pubblicato su un altro sito.
    Buon lavoro!

  6. Grazie Frank per le precisazioni. A presto

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