letto, visto, si scambi – Rassegna/1

Illustrazione di Robert Neubecker (sono un suo scatenatissimo fan)

Illustrazione di Robert Neubecker (sono un suo scatenatissimo fan)

Nuova rubrica di questo “zoppicante” blog (sapete com’è, la mancanza di tempo, il corri – corri anche detto tran – tran). Non so gli altri, ma all’angoscia e allo sconforto che mi prende ogni volta che devo intraprendere una nuova ricerca, (recuperare, incrociare, verificare dati) si aggiunge anche un certo nervosismo per quello che doveva essere una liberazione: il libero e totale (o quasi) accesso alle fonti, notizie etc. etc – al contrario ci si ritrova ad aprire finestre, compulsare articoli con il risultato di rimandare continuamente. Si allungano i memo e i prome, smistando tutto nella cartella dei Preferiti per un dopo che rischia di essere così aldilà nel tempo che alla fine decade l’interesse o in alcuni casi mi dimentico pure il motivo per cui ho archiviato il tal articolo (ormai io rinomino i file con descrizioni tipo: serve per …, porre attenzione a …, ricordarsi di …) ; spendersi in una qualche attività editoriale o di studio diventa frustrante vista la mole che si accumula nella cartella (opportunamente suddivisa per argomenti) dei Preferiti e i tempi a dispetto della velocità della rete (altro luogo comune molto trito) si dilatano. Una banale conclusione che ho tratto è la seguente: 1) non è vero che poter accedere a tutto significa diventare esperti in qualcosa e non è vero che si riesca ad avere una idea precisa su qualsiasi argomento che ha catturato la nostra attenzione; 2) se prima al bar potevi anche lamentarti della clonazione e di Berlusconi (oggi, mentre l’altroieri era il sempiterno Andreotti) oggi non è concesso (o almeno così mi sembra) poter partecipare ad alcuna discussione senza prima aver fatto scorta di riscontri, rimandi, collegamenti. Con il risultato che alla fine non si riesce a parlare più di niente. Vuoi dire la tua che so? sulla diaria dei parlamentari, minimo spunta qualcuno che ti azzanna per non sapere niente di come funzionano i pagamenti del personale del Palazzo o che ti scodella qualche oscuro punto sfuggito ai più (ma non a lui) di un capoverso del regolamento dove si dice che … vabbè.

Insomma prima bastava sapere qualcosa di marcatura a uomo, gioco a zona, avere una buona memoria sugli scudetti o arbitraggi e pali ed ecco che potevi parlare per un pomeriggio intero con i tuoi amici di pallone. Cosa oggi impossibile con il web. Vuoi scambiare una qualche opinione e farti una chiacchierata rilassata? Impossibile e non per colpa di super-esperti che ne sanno tantissimo (anzi questi il più delle volte ascoltano e applicano i loro metodi personali di verifica per capire se gli stanno raccontando una bufala o se da prendere in considerazione). Il risultato è che alla fine ci siamo ridotti a parlare solo di cose che conosciamo a fondo, perdendo per sempre quel piacevole momento delle 4 chiacchiere fatte al tavolo tirando tardi. Ok, la sto tirando per le lunghe. Ma l’argomento mi preme perchè -penso- sia alla base della cosiddetta aura che il web si porta dietro: quello della democrazia.

Ad esempio una volta a pranzo con amici si parlava di frutta e verdura e di una possibile politica per cui nei supermercati della Toscana non arrivavano i carciofi romani (di cui vado ghiotto) mentre si trovano quelli locali (che trovo quasi immangiabili per quanto sono fibrosi): apriti cielo! Non è vero! Tutto è importato! Arriva da fuori! Le vedo io le bolle di accompagno perchè ci lavoro! (che mi ricorda tanto i discorsi tipo: mio cuggino …), insomma alla fine ci si è lasciati con il proposito e la minaccia/promessa di controllare e indagare personalmente. Cosa che ovviamente non ha fatto nessuno. Quindi niente puoi quando si presenta uno che dice di offrirti prove certe e siccome non abbiamo tutto il tempo per verificare ogni affermazione, ci si riduce a coltivare l’orticello delle nostre competenze. (Non so perchè, ma ho come l’impressione che prima dell’esplosione del web non fosse proprio così)

Comunque una qualche soluzione è sempre possibile trovarla e soprattutto funzionano quelle dettate dal solito e “antiquato” buon senso. Che poi si tratta dei cari vecchi metodi imparati negli anni scolastici e universitari: darsi un metodo solido per scegliersi le fonti più autorevoli e di questi tempi che sia anche sufficientemente curioso per andare oltre la lista della spesa.

Ok sono stato lungo e quindi arriviamo al dunque: poco tempo, troppe informazioni e molta gente che straparla. Io ad esempio per quel che riguarda i giornali (ovvero la lista della spesa) sono iscritto ad alcune newsletter (le migliori sono per me quella di RESET e quella della Fondazione Roberto Franceschi). Da qui la nuova rubrica che selezionerà da queste newsletter gli articoli a carattere scientifico pubblicati dalla stampa e che sono degni di nota. Quindi buona lettura.

Le conseguenze economiche della signora Thatcher: più rapida crescita, maggiore sensibilità delle variabili sociali alle fluttuazioni economiche e più rapida crescita della disuguaglianza. Difficile capire quanto i risultati siano dovuti alle politiche pro-market attuate dalla Lady di Ferro. Francesco Daveri: Le conseguenze della signora Thatcher.

L’altra agricoltura : giovani contadini che innovano, cambiano assetti produttivi e approcci al mercato. Luca Murrau: La terra giovane dei nuovi contadini.

Planck è una sorta di macchina del tempo. Marco Bersanelli: L’estrema semplicità del momento iniziale.

Fare libri nell’età dell’inconsistenzaRoberto Calasso50 anni di Adelphi.

Oltre il sistema solare così l’uomo varca i confini dell’ignoto. Elena Dusi: Voyager.

È il 20% in più di quanto si credeva. Giovanni Caprara: La materia oscura che rallenta l’Universo.

Quell’ideologia che vuole risolvere ogni problema. Evgenij Morozov: Scetticismo digitale

Nelle opere minori dello scienziato, spesso svalutate dai biografi, ritroviamo lo stesso metodo empirico delle sue grandi scoperte. Stefano Gattei: L’altro Newton, alchimista e teologo che si appassionava agli Argonauti.

Siamo uomini o formiche? Maurizio Ferraris: Il nuovo saggio di Wilson sull’eusocialità.

La parte del Dna ritenuta inutile svolge in realtà un ruolo cruciale. Edoardo Boncinelli: C’è vita nella spazzatura.

Le tecniche di riproduzione assistita hanno enormemente allargato le possibilità di “fare un figlio”. Chiara Saraceno: Nuove famiglie e vecchie leggi, la sfida è aperta.

Referendum Bologna. Nella scuola dell’infanzia non esiste, in nessuna parte d’Italia, un’offerta statale e comunale in grado di accogliere tutti i bambini. Allora, meglio il sistema paritario, nel quale le regole sono uguali per tutti, che soluzioni privatistiche o i voucher. Fiorella Farinelli: Ma la scuola paritaria non è “privata”

[fonte Cogito, ergo sum, la newsletter della Fondazione R. Franceschi]

Un pensiero su “letto, visto, si scambi – Rassegna/1

  1. Quant’è vero. Io mi astengo dalla chiacchiera ora come allora, infatti.
    Però grazie per le indicazioni, non mi astengo mai dall’informarmi. Ciao🙂

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