le intuizioni della scienziata Montessori

Dal 1990 al 1998 la banconota più utilizzata in Italia, dalla grande M del 1943 passa attraverso Giuseppe Verdi e Marco Polo e sceglie infine di celebrare Maria Montessori

Sul Corriere.it oggi si può leggere un articolo sull’eredità di Maria Montessori, nome e figura popolare forse per il ritratto divenuto familiare vista la diffusione delle mille lire oppure perchè la sua figura appartiene a quella schiera di connazionali cui ci rivolgiamo quando vogliamo pensarci e rassicurarci come popolo: estroverso, geniale, creativo.

In questi ultimi tempi la crisi e il senso di smarrimento che ci invade per l’assenza di uno scatto creativo e drammatico che nel passato ha permesso il Riscatto, la Rinascita, la Ricostruzione, il Boom ci fa guardare indietro con la speranza di trovare risposte, suggerimenti, intuizioni che possano farci uscire dalla “grande depressione” confusa e caotica di questi tempi. E quindi non è raro leggere ritratti e considerazioni su alcune figure brillanti del nostro passato.

In sintesi l’articolo ci ricorda che il metodo Montessori viene praticato in decine di migliaia di scuole negli altri paesi (22.000 scuole e circa 66.000 che s’ispirano al metodo) mentre nel nostro paese sono solo 150 le scuole che applicano questo metodo basato sulle intuizioni pedagogiche della grande scienziata.

Ma la notizia non è questa, perchè volendo fare un rapido conto l’incidenza sul sistema scolastico è trascurabile anche all’estero (l’articolo riporta che sono 5mila negli Usa, 1200 in Germania, 370 in Irlanda, 220 in Olanda, 200 in India, 150 in Giappone, ma bisogna poi fare un confronto corretto sul totale della popolazione e volendo magari valutando la distribuzione per fasce d’età, scolarizzazione, correlandola per tassi di crescita: un primo conto si può fare partendo da Index Mundi, dove si possono estrapolare molti parametri -consiglio di passarci un po’ di tempo, è un’ottima risorsa).

Piuttosto mi sembrano importanti altre considerazioni e che riguardano la qualità del metodo che resistono all’usura del tempo e soprattutto si rivelano essere geniali e anticipatori, magari solo universali e che attualmente trovano peina conferma nelle modalità di lavoro, sviluppo e ricerca che si vanno affermando ai livelli più avanzati.

Sul WSJ due anni fa venne pubblicato un articolo dove si ricordava che persone del calibro Larry Page e Sergei Brin (i fondatori di Google per intenderci), Jeff Bezos (l’ideatore di Amazon), Jimmy Wales (il fondatore di Wikipedia) hanno frequentato scuole elementari che utilizzavano il metodo Montessori e che lo studio della INSEAD (Institut Européen d’Administration des affaires)  insieme alla Brigham Young University, occupandosi di 3000 dirigenti e quasi 500 persone che hanno innovato o creato nuovi prodotti dimostrava come un metodo che incentiva la collaborazione e lo scambio tra pari favorisca l’apprendimento, la creatività e sviluppa quelle capacità che poi si vedono quando rimaniamo affascinati da intuizioni e innovazioni di successo.

L’apparente coincidenza di personaggi legate all’innovazione del web e in definitiva della nostra vita può anche essere dovuta ad un’ “attenzione selettiva” (per cui si presta attenzione alle cose del web se per mestiere si passa molto tempo davanti al desktop), ma nel campo scientifico ad esempio (come in quello tecnologico) la collaborazione è il solo modo per poter affrontare e portare avanti ricerche sempre più complesse che hanno bisogno di supporti tecnici e tecnologici, intellettuali più ampi di quelli del singolo laboratorio e della singola azienda. Ad esempio con l’astronomia, la biologia molecolare, il bosone di Higgs, tanto per dire i primi che vengono alla mente.

Quindi le intuizioni, o meglio, le scoperte della Montessori sono più che mai attuali e sono più che mai feconde e la scienza non manca di ricordarcelo. Ad esempio Science nel 2006 in occasione del centenario della nascita della Casa del Bambino pubblicò una valutazione di tipo scientifico ad opera di due docenti: Angeline Lillard della University of Virginia e Nicole Else-Quest della University of Wisconsin, Madison, entrambi psicologhe hanno condotto una valutazione sulla sua efficacia.

Per approfondire, oltre ai link degli articoli all’interno del post eccovi alcune risorse:

– Montessori Curriculum Explained: Sciences Materials, Activities and Philosophy del NAMC (North American Montessori Center);

– Opera Nazionale Montessori

Fondazione Chiaravalle-Montessori

North American Montessori Teacher’s Association

Association Montessori Internationale

International Montessori index of school

The Montessori method

 

(nota: l’articolo in realtà “recensisce” il libro di un editorialista del Corriere: Antonio Polito)

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