Google, Volunia e DuckDuckGo

Facebook si mangia Google+ (illustrazione di Robert Neubecker per Slate.com)

Verificare le notizie cercando le fonti, incrociando i dati, oppure reperire materiali di approfondimento su determinate questioni significa -per quasi tutti noi- fare una ricerca su Google. Per alcuni studiosi invece si tratta ancora di Ma i 57 indicatori (secondo Danny Sullivan)  utilizzati da Google per “capire chi siamo e che genere di siti ci piacerebbe visitare” (Pariser) filtrano i risultati sulla base dei nostri interessi individuati dalle ricerche che abbiamo fatto, dai siti che visitiamo spesso o dagli interessi dei nostri amici. In pratica  Google personalizza le nostre ricerche, “restringe” i risultati e li adatta alle nostre preferenze. Ad essere onesti il cosiddetto PageRank  (il famoso algoritmo che ha reso Google il principale, se non l’unico motore di ricerca) estrae le informazioni con maggiore rilevanza. La cosa si complica quando aumenta la qualità della nostra ricerca: un conto è cercare una notizia di cronaca o politica che magari sta sulle prime pagine, un altro se si vuole approfondire la propria idea in tema di cambiamento climatico.

Personalmente quando voglio approfondire una ricerca e valutare la differenza dei risultati utilizzo in parallelo DuckDuckGo. È un piccolo motore di ricerca che si propone di non raccogliere e conservare dati durante le nostre ricerche. L’home page somiglia a quella di Google, ma non disponendo delle informazioni personali, le ricerche non sono indicizzate e risultano neutrali rispetto al nostro profilo; ai primi posti non si hanno quegli articoli capaci di scalare le classifiche di ricerca. Come documenta il sito Giorgiotave.it, nato nel 2008 DuckDuckGo ha già raggiunto il milione di Query quotidiane (erano solo 157.000 lo scorso anno), anche se molto lontani da Google (del resto le percentuali sul traffico sono bulgare: Google 85.75%, Yahoo 5.42%, Bing 2.11%) i risultati della ricerche incoraggiano l’utilizzo.

Merita un discorso a parte il discorso su Volunia, ideato da Massimo Marchiori, inventore della PageRank da cui Google ha derivato il suo algoritmo. La grande stampa italiana ha enfatizzato prima il lancio, presentandolo come la risposta italiana all’azienda di Mountain View, poi non ha nascosto la delusione per alcuni difetti, senza tenere conto del processo migliorativo al quale sta lavorando il team. In questo caso si possono fare due brevi considerazioni: un probabile errore comunicativo da parte dello staff e uno stato d’ansia generale dell’informazione in attesa del prodotto innovativo in grado di riscattarci agli occhi del mondo.

I blogger più autorevoli in materia di tecnologia invece hanno dato conto di alcuni limiti del motore di ricerca. Secondo Silvio Gulizia di Wired, Volunia somiglia più a facebook che a Google e non è quel motore di ricerca semantico di cui si avrebbe bisogno: privilegia l’incontro più che la ricerca con uno strumento simile a Google+ che valorizza i dati sul web attraverso la condivisione e utilizza l’amicizia con gli altri utenti che visitano le stesse pagine. Luca De Biase invece sottolinea il problema della privacy che riporta al discorso fatto all’inizio di questo post: se i nostri dati servono per farci incontrare utenti simili per gusti e opinioni ci ritroviamo nella condizione descritta da Pariser nel suo libro The Filter Bubble, secondo cui “non decidiamo noi quello che ci arriva” come sostenuto nel suo articolo sull’Observer, riproposto da Internazionale un anno fa circa. E insisto: approfondire le ricerche secondo criteri di qualità significa disporre di parametri neutri e non di condivisione, parafrasando Mantellini si può dire che “un nuovo Pagerank illuminato non potrà essere composto mediante i consigli dei nostri amici”, perché non è detto che abbiamo sempre amici ragionevoli.

APPROFONDIMENTI:

il grafico della media giornaliera delle giornaliere di DuckDuckGo (dal blog Giorgiotave.it)

Volunia bocciato alla prova su strada, ottima e dettagliata analisi di Luca Conti del blog pandemìa.info;

DuckDuckGo cresce ancora, quale ruolo sul mercato?, dal blog giorgiotave.it;

Volunia, ecco com’è il motore di ricerca un poo’ social network, le considerazioni di Gulizia su Daily Wired;

Volunia, dopo la presentazione e prima di provarlo, le considerazione di Luca De Biase, dal suo blog;

Quello che Internet ci nasconde, una interessante analisi sulle ricerche personalizzate di Google di Eli Pariser l’autore di The Filter Bubble;

The Filter Bubble, il sito di Eli Pariser sull’argomento;

Per un nuovo pagerank illuminato, dal blog su Il Post di Massimo Mantellini su Volunia;

Come funziona Internet, è un agevole e utile piccolo manuale in PDF realizzato dal Centro Nexa su Internet & società del Politecnico di Torino

Qui sotto un’esempio di una mia ricerca fatta su Google e DuckDuckGo alla parola OGM, dove si vedono bene i differenti risultati della ricerca:

5 pensieri su “Google, Volunia e DuckDuckGo

  1. Ormai da molti anni sono assuefatta a Google: non sono un’informatica, mi serve per lavoro e per diletto e funziona. Ma conosco e temo le potenziali ripercussioni negative di una gestione unificata dei dati sensibili. Per questo, le informazioni riportate qui mi sembrano utilissime. Intanto ho provato DuckDuckGo: Ué, funziona anche questo! Solo che temo che possa essere utilizzato prevalentemente come verifica, in effetti le ricerche indicizzate, timori a parte, a me sono molto utili. Grazie.
    Francesca

    • Ciao Francesca, anche io lo utilizzo per verifica e per avere qualche spunto diverso. E’ anche vero che se ci si arma di tempo e santa pazienza anche Google sa restituire qualche cosa interessante. Una mia amica mi dice che si tratta di fiuto: sempre quello alla fine. Alla prossima.

  2. Pingback: Visto nel Web – 29 « Ok, panico

    • Ciao “calamaro”. Ti ringrazio per l’aggiornamento. Scusa ma ho dovuto mettere da parte per qualche giorno i post. Ora aggiornerò questo. Mille grazie ancora.

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