a volte ritorna il cotone OGM

Un attivista di Greenpeace partecipa alle proteste a Bangalore in India contro l’introduzone della melanzana Bt brinjal, primo vegetale al mondo geneticamente modificato(AP Photo / Aijaz Rahi)

«Dal 1997 al 2010 oltre 250 mila agricoltori si sono suicidati con il pesticida a causa dei debiti contratti», lo afferma, all’agenzia Adnkronos, Sebastiano Tecchio, regista e autore del documentario “Behind the Label – Dietro l’Etichetta”, un documentario realizzato con Cecilia Mastrantonio e che verrà presentato alla 9° edizione di Terra Futura che si terrà a Firenze dal 25 al 27 maggio. Vien voglia di dire: ci risiamo. Di recente Le Monde ha pubblicato un articolo sulle promesse mancate a dieci anni di distanza dall’introduzione delle sementi modificate geneticamente: rendimenti in calo, vulnerabilità a nuove malattie e indebitamento dei contadini che li portano a scelte drammatiche come il suicidio. Tesi sostenuta da tempo da Vandana Shiva anche se smentita da un solido studio dell’International Food Policy Research Institute. Eppure la coltivazione è raddoppiata da quando è stato introdotti il cotone Bt: oggi rappresenta il 90% della produzione, e l’India al momento è la seconda produttrice al mondo. Si dirà che sono cose risapute da tempo, che molti si sono impegnati a spiegare con fatti e numeri che le coltivazioni OGM del cotone non sono direttamente collegate ai suicidi che sono avvenuti in alcune regioni. Eppure il documentario che è del 2011 non sembra tenere conto di tutto questo. Antonio Pascale ha ricostruito la vicenda in un capitolo del libro. “Questo è il paese che non amo” (ed. minimum fax) e una sintesi mi è stata proposta nell’intervista pubblicata sul n.193 di Una Città:

“[domanda]: Vandana Shiva alcuni anni fa ha denunciato un elevato numero di suicidi tra i contadini in India a causa dei semi di cotone ogm introdotti da Cargill e Monsanto…

[Pascale] Devo fare una premessa. Il cotone Bt è stato messo in commercio dal ’96 e in India viene prodotto dal 2002. Cosa ha di speciale questo cotone? L’introduzione di un gene che sviluppa una tossina letale per tre specie di insetti: i lepidotteri, cioè le farfalle, i coleotteri come la coccinella e i ditteri, cioè le mosche. Questa tossina viene prodotta da un batterio, il bacillus thuringiensis, che si trova nel terreno. È stata scoperta nel 1920 dai giapponesi, che l’hanno isolata, hanno fatto degli esperimenti e hanno capito che si attiva solamente in un ambiente a ph basico, cioè maggiore di 7 (il classico ph che troviamo nell’apparato digerente degli insetti). Noi invece abbiamo un ph acido e la tossina viene disinnescata. Questa potenzialità ha destato l’interesse di tutti gli ambientalisti perché in questo modo si poteva evitare l’uso dei concimi di sintesi e degli agrofarmaci. Anche grazie a Rachel Carson, la biologa americana che scrisse Primavera Silenziosa, il bacillus thuringiensis è diventato uno degli agenti più usati nell’agricoltura biologica. Quando mangi una mela biologica, mangi una mela che contiene i batteri o le spore di quei batteri. E funziona benissimo per quel tipo d’insetti. Il problema nasce quando devi spargere i bacilli per tutti i filari: è un costo. Allora si è detto: “E se noi prendessimo soltanto quel gene, cioè il pezzo di dna del batterio che produce la tossina, e lo mettessimo nel dna del mais?”. L’insetto mangia la pannocchia che produce da sé l’insetticida. È una cosa buona, infatti da quando sono stati immessi sul mercato questi ogm si sono diffusi, perché sono vantaggiosi: non bisogna irrorare pesticidi, la pianta fa tutto da sola, i contadini non rischiano di ammalarsi e sui consumatori la tossina scivola via perché nel nostro intestino manca il recettore e non viene agganciata. Questo discorso vale anche per il cotone, che viene infestato da un lepidottero, una larva, che fa un sacco di guai. I contadini indiani, all’inizio, invece di acquistare dalla Monsanto, che aveva una joint venture con la Mahyco, un’azienda sementiera indiana, si facevano arrivare i semi di contrabbando dal Pakistan e, naturalmente, per il discorso che abbiamo fatto sugli ibridi, alla seconda generazione non andavano più bene. Quindi le rese non sembravano ottimali, ma perché non usavano tutte le accortezze del caso. Vandana Shiva non spiega cos’è successo, si limita a dire che non funzionava nulla. E inventa la leggenda che questi semi sono sterili e che i contadini si suicidavano per questo. Oggi l’80% del cotone coltivato in India è ogm; è una cifra enorme e guarda caso sono soprattutto i piccoli coltivatori ad aver sfruttato queste potenzialità. Prima l’India era al 20° posto, ora è al terzo. Ha superato pure gli Stati Uniti. Quindi funziona ed è un vantaggio per tutti. L’International Food Policy Research Institute (Ifpri), che da anni si occupa di fame nel mondo, ha calcolato quanti contadini si sono suicidati prima dell’introduzione del cotone Bt e quanti dopo. Bene, il numero non cambia, anzi, in qualche caso, scende. Per cui è stato dimostrato che non c’è correlazione. I contadini si suicidano soprattutto perché operano in un contesto molto precario: da noi l’agricoltore è assicurato, se perde il raccolto riceve degli indennizzi. Insomma, è un discorso molto complesso, articolato, che va esaminato nel contesto. Invece, Vandana Shiva si limita a dire che i semi sono sterili e i contadini muoiono. E la persona in buona fede che vuole migliorare il mondo ci crede. Tra l’altro si crea un immaginario che diventa difficile contestare. Cosa fai? Vai lì a spiegare, fai il professorino, contesti un idolo come Vandana Shiva? Finisce che tu sei l’antipatico e invece gli altri sono quelli che lottano per un buona causa”.

Ma sono molte le fonti, gli studi e le analisi per chi ha voglia di approfondire con pazienza e rigore la questione, così da poter verificare in prima persona come un’informazione anche se animata da buone intenzioni, ma poco documentata e alimentata da pregiudizi può far molti più danni alle cause che si decide di sostenere. Ad esempio Dario Bressanini lo spiega molto bene e con dettagli e riferimenti in un post sul suo blog per Il Fatto, pubblicato il 9 novembre 2011 e sempre Antonio Pascale ne parla in un articolo pubblicato su salmone.org, dove tra l’altro si rimanda allo studio dell’ IFPRI, citato sopra.

PS: l’articolo di Le Monde merita di essere approfondito visto che segnala alcune cose relativamente nuove. Ne darò conto prossimamente.

Le fonti di cui si parla in questo post sono:

Il cotone geneticamente modificato sta uccidendo gli agricoltori indiani, dell’agenzia Adnkronos;

Il cotone Ogm e gli agricoltori indiani, La Stampa online riprende la notizia;

Behind the Label, il sito del documentario che verrà presentato a Terra Futura;

Le promesse non mantenute del cotone Ogm in India, l’articolo di Le Monde tradotto dal sito Agricoltura Italiana online;

Gli effetti del cotone Ogm sulla salute, il documentato articolo per Il Fatto di Dario Bressanini;

OGM: i luoghi comuni, l’articolo di Antonio Pascale per Salmone.org;

Bt Cotton and Farmer Suicides in India, il dettagliato studio dell’IFPRI;

OGM, flop del cotone indiano, articolo proposto dal sito Fondazione Diritti Genetici di Mario Capanna Altro sterminato materiale è reperibile in rete.

Buona ricerca.

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