la questione del grano

Una vetrina nella sala di controllo della qualità presso il Terminal della Grain Alliance a Vancouver. La crisi economica ostacola ai governi ostacolare gli sforzi dei governi per aumentare la produzione e la distribuzione, così alcuni gruppi privati come la Bill and Melinda Gates Foundation e la Fondazione Rockefeller vengono sempre più coinvolti nella ricerca e sviluppo dell’agricoltura (foto di Ben Nelms/Reuters)

Il dibattito su OGM versus cibo biologico è una di quelle discussioni senza fine. Un po’ come accade per l’omeopatia e il nucleare ciascuno sostiene le sue ragioni sulla base di materiali e ragionamenti, le passioni si animano e le divisioni sono abbastanza nette. In Italia, si sa, la maggioranza delle persone sono contro l’introduzione delle coltivazioni OGM e preferirebbero il biologico, che però costa molto di più. La mia percezione, in questo caso è che non sempre i sostenitori del biologico sanno offrire risposte convincenti dal punto di vista scientifico (con le dovute eccezioni) e tra i sostenitori degli OGM, tranne pochi e bravi studiosi (penso ad esempio a Dario Bressanini e Anna Meldolesi), non ci sono bravi comunicatori. Eppure ci ritroveremo presto a doverne discutere visto il rapido aumento della popolazione e della sostenibilità ambientale delle coltivazioni.

Inizio ad affrontare la questione su questo blog a partire da un’intervista che ho fatto ad Antonio Pascale, autore di “Scienza e Sentimento” e collaboratore di Salmone.org. L’intervista è uscita sulla rivista dove collaboro: Una Città. Sul numero in uscita di questo mese su Le Scienze c’è anche un suo articolo che riprende uno dei punti toccati nel nostro colloquio: la resa del grano.

QUANTO MENO? intervista ad Antonio Pascale, Una Città, n.193/Aprile 2012

La resa di un ettaro di terreno coltivato a grano è rimasto invariato per secoli, fino all’avvento dei concimi di sintesi e degli agrofarmaci; la complicata vicenda del cotone e dei suicidi in India; la convinzione che la battaglia non possa che essere quella per produrre di più, non di meno. Intervista a Antonio Pascale [PROSEGUE].

L’uomo del Grano di Antonio Pascale, Le Scienze n. 525/Maggio 2012

Dagli antichi romani al XIX secolo la resa media di frumento tenero e duro è rimasta quasi costante, circa una tonnellata per ettaro. L’aumento della produzione registrato nei primi decenni del Novecento è stato possibile grazie a concimi, meccanizzazione e miglioramento genetico. Uno dei principali protagonisti di queste innovazioni è stato il genetista Nazareno Strampelli, che grazie a incroci di diverse varietà ha permesso all’Italia di aumentare notevolmente la produzione di grano senza quasi aumentare la superficie coltivata. Le varietà ottenute da Strampelli sono state poi sfruttate in molti altri paesi e usate per ottenere altre varietà ancora in tutto il mondo [IL SOMMARIO]

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