la fine di Darwin, la rivista.

Colibrì. Illustrazione di Lewis & Clark (1806) tratta dalla Guida agli Uccelli dei Nord America.

Nessuno se n’è accorto, tranne quei lettori che erano abbonati alla newsletter (come il sottoscritto). Ma Darwin, il bimestrale di scienze diretto da Gianfranco Bangone e Gilberto Corbellini insieme all’editor Anna Meldolesi, dopo 8 anni ha cessato le pubblicazioni. Il motivo è semplice, quanto disarmante: la crisi dell’editoria. Colpisce tutti, ma è fatale per le testate indipendenti, cioè per quelle riviste che dietro non hanno grandi gruppi editoriali, i quali riescono ad ammortizzare (per ora) eventuali perdite in un settore spalmandolo in altri settori del gruppo. Nello specifico, Darwin ha sofferto del mancato introito di un contratto pubblicitario che copriva i costi di tutti i numeri del 2009 e di un altro contratto chiuso per il 2011 che nonostante l’attesa non è mai arrivato. A questo punto, ci tengono a spiegare gli interessati, i ricavi da vendite e pubblicità istituzionale “non erano sufficienti a coprire i costi per garantire uno standard editoriale al quale eravamo abituati”.

Darwin è stata una rivista eccellente, sobria, insomma ben fatta: le analisi rigorose venivano presentate con una grafica gradevole; ad esempio, le foto godevano di una loro autonomia, commentavano piuttosto che corredare l’articolo e soprattutto per 47 numeri ha dato voce e visibilità alle frontiere della ricerca italiana; ha affrontato il dibattito pubblico senza timori, spesso prendendo posizione su argomenti come le cellule staminali, gli OGM, l’energia nucleare. Non è poco, nel desolante panorama delle riviste scientifiche reperibili in edicola o in libreria.

La cosa singolare è che in queste settimane in edicola sono apparse due nuove riviste a carattere “scientifico”:  Science Illustrated e BBC Science che ad una prima occhiata somigliano molto alle riviste divulgative stile Focus, Newton, Airone che privilegiano articoli sensazionalistici, un poco improbabili ed eccentrici (curiosità: alcune di queste non hanno un sito oppure non è aggiornato). Tra le pubblicazioni scientifiche a larga diffusione resiste Le Scienze, l’unico mensile che rispetta standard scientifici accettabili per chi s’interessa di questi argomenti. Resistono (e questo per me è motivo di curiosità) ben 3 periodici dedicati all’Astronomia (Le Stelle, Coelum, Nuovo Orione); e La Stampa ha un inserto settimanale TuttoScienze & Salute.

In Italia l’editoria scientifica non ha mai trovato grande diffusione. Anni fa ci provò Scienza Nuova, edizione italiana del New Scientist; un tentativo generoso, dal mio punto di vista poco interessante, durato appena 9 numeri.

Da questa magra e rapida rassegna discedono almeno un paio di riflessioni: 1) una debole presenza della comunità scientifica nel dibattito pubblico delle idee, che non dispone di organi e canali d’informazione adeguati. 2) Il poco interesse che l’opinione pubblica ha verso le scienze anche se quando vengono presentate bene trovano un interesse diffuso (un’esempio recente è stato lo spettacolo di Marco Paolini dedicato a Galileo, trasmesso da La7, ne parla Amedeo Balbi).

Eppure i siti web e i blog sono pieni di notizie e soprattutto di commenti, interventi e condivisioni su questioni scientifiche, ambientali e tecniche che ogni giorno c’interessano come cittadini, pazienti, vittime, protagonisti: inquinamento, OGM, fonti energetiche, biotecnologie. Non sempre le opinioni si basano su analisi corrette e i dati forniti a supporto di determinate tesi non sempre verificabili secondo i parametri del metodo scientifico. Spesso i giornali si limitano a rilanciare le cose più eclatanti che sono anche molto popolari oppure si affidano a pochi e validi studiosi che nello spazio ristretto di un quotidiano provano a spiegare e sostenere le ragioni della scienza.

D’altra parte, in Italia, sul web esiste anche molta informazione scientifica di buon livello che però a differenza di una pubblicazione si limita a tenere aggiornati attraverso le notizie delle agenzie oppure trattano le questioni in linea generale per dare un inquadramento piuttosto che presentare dossier e articoli di approfondimento. E a volte si rischia, per lo stile o per i riferimenti, l’autoreferenzialità.

Dalla TAV alle celluli staminali le informazioni richiedono un incremento di conoscenza che va supportato da un editoria (Nature o di Science, tanto per citare esempi autorevoli), digitale e/o cartacea, autorevole e di peso per orientare il dibattito pubblico in modo corretto e trasparente. Solo se si hanno tutte le informazioni e si conoscono tutti i termini di una questione si può costruire un dibattito ampio e partecipato e sperare che le decisioni prese in un determinato ambito corrispondano ad un “consenso informato”.

Chiudo segnalando che l’ultimo numero era già disponibile, la redazione l’ha messo a disposizione ed è scaricabile a questo link (per la cronaca pesa 11 Mb) e per chi non ha mai avuto occasione di leggerla o solo sfogliarla può rendersi conto cosa ci siamo persi.

Aggiorno l’informazione data circa il link, visto che nei commenti relativi, Quintino segnala l’apertura di un virus. Quindi la raccomandazione per ora è quello di non scaricare alcunchè. Grazie.

7 pensieri su “la fine di Darwin, la rivista.

  1. Pingback: Darwin è morto - L'estinto

  2. Non sono d’accordo sulle presunte responsabilità dell’ opinione pubblica: ho scaricato il tuo link a “D47+Completo.pdf “da Mediafire e lo ho trovato bellissimo. Qui in Italia gli scienziati e i giornalisti-giornalai non sanno vendere la Scienza come fosse un qualunque altro prodotto e la colpa non è certo del pubblico che non sà esattamente cosa fosse Darwin come non lo sapevo io. Ma se “la legge non ammette ignoranza” la scienza invece dovrebbe SEMPRE presuppore l’ignoranza o se ne rimarrà confinata tra le chiacchiere degli addetti ai lavori finchè saranno stipendiati e neppure tra questi soltanto un minuto dopo che avranno percepito l’ultimo stipendio.

    • Ciao, non volevo giudicare l’opinione pubblica o dare la colpa ai lettori, anzi. Trovo che gli editori e soprattutto le Fondazioni, gli enti e tute quelle realtà che possono finanziare un progetto editoriale non mettano mani al portafoglio nonostante continuino a parlare di ricerca, maggiori investiimenti, crisi e calo degli iscritti alle facoltà scientifiche. Infatti scrivevo: “1) una debole presenza della comunità scientifica nel dibattito pubblico delle idee, che non dispone di organi e canali d’informazione adeguati. 2) Il poco interesse che l’opinione pubblica ha verso le scienze anche se quando vengono presentate bene trovano un interesse diffuso (un’esempio recente è stato lo spettacolo di Marco Paolini dedicato a Galileo, trasmesso da La7, ne parla Amedeo Balbi)”.
      I lettori quando trovano buone proposte e soprattutto quando gli si fanno conoscere queste proposte allora sanno apprezzare, però non sono sempre grandi numeri, ma che possono garantire la sopravvivenza. Grazie per il commento e alla prossima.

  3. Da abbonato fedelissimo di Darwin sin dal primo numero, non posso che rattristarmi profondamente per la chiusura della rivista. La sua eleganza, lo stile, e l’approfondimento degli articoli, erano unici. Anch’io penso che il pubblico, se ben informato, sappia valorizzare le proposte editoriali come Darwin. Il problema, semmai, è duplice: culturale e informativo. Inutile negare che in Italia la cultura scientifica non ha grande presa nel vasto pubblico (e sarebbe interessante, al riguardo, valutare eventuali responsabili, ma temo che la faccenda sia molto complessa). L’analfabetismo scientifico italiano è evidente in tutta la sua gravità. Darwin, come periodico informativo, si poneva ad un livello decisamente alto, quasi per addetti ai lavori (alcuni articoli di fisica o di biologia, erano davvero ostici per chi non masticava scienza); era quasi una rivista per elite. Ovvio quindi che non poteva fare grandi numeri, nei lettori.
    Inoltre ha ragione l’utente che punta il dito contro i giornalisti-giornalai. Nelle edicole, Darwin scompariva sotto una mole di altre pubblicazioni; ricordo con amarezza un numero della rivista seminascosto da becere pubblicazioni new age “magico-esoteriche”, che invece erano poste ben in vista.
    Speriamo ora che LeScienze resista il più a lungo possibile.

  4. Il link per l’ultimo numero di Darwin apre un file contenente virus

  5. Pingback: la fine di Sapere, la rivista. | il pianeta delle scimmie

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