le bufale sul cibo

“Investigation” – illustrazione di John S. Dykes

La notizia della settimana è la presunta velenosità del mais OGM, o almeno così titolano alcuni organi d’informazione e così molti utenti e lettori rilanciano in rete tramite social network, i blog assemblano la notizia in fretta e furia e la notizia inizia a fare il giro della rete ; le condivisioni fioccano e i commenti ripetono il solito catalogo che di volta in volta vede come imputati: multinazionali dagli oscuri interessi, scienziati pazzi, capitalisti affamatori, mass media asserviti. Vien da dire: così va il mondo, anzi la rete ed è abbastanza noioso leggere articoli infarciti dalle solite frasi: “il popolo di twitter s’è scatenato”, “la denuncia partita dalla rete” e via di questo passo.

Osservando l’evoluzione di alcune di queste notizie, diffuse e con altrettanta facilità dimenticate, mi sono accorto che l’uso e l’intenzione nel diffonderla non è quasi mai quella d’informare amici e gruppi, ma quella di rimarcare le proprie posizioni, quasi che postare e riportare servano a rafforzare le proprie convinzioni.

Ma è anche vero che la rete ci offre la possibilità di verificare in poco tempo e con un poco di abilità se i fondamenti di quello che stiamo leggendo siano solidi oppure no. E infatti basta poco tempo per leggere materiali e articoli che evidenziano punti deboli e ambiguità del caso, anche se l’impressione è quella di una minore capacità di penetrazione dei fatti rispetto alle opinioni.

In questo senso fanno molta presa quegli opinionisti che si ritengono stare dalla parte delle proprie convinzioni che per questo motivo vengono linkati e postati con un certo successo.

E’ il caso ad esempio di Michele Serra, intervenuto nelle ultime settimane almeno un paio di volte sull’argomento. Verrebbe da chiedere: “a quale titolo”? Sulla base di quali conoscenze. Un vecchio adagio recita che democrazia significa che anche un ignorante in materia possa esprimere la propria opinione. Vero. Ma varrebbe la pena almeno di cercare e interpellare chi ne sa di più in materia.

Ma siamo più attirati da chi si presenta con modi e tic “alternativi”, che si elegge “fuori dal sistema” perchè lo reputiamo privo di conflitti d’interesse, dimenticandoci se chi sta denunciando ha dati precisi e verificabili, se li ha letti correttamente e se può fornirci prove in questo senso. Esemplare, secondo me, un lungo articolo che uscì su Repubblica (e NYT) il 27 agosto Roberto Saviano parlando di mafie e banche in relazione alla crisi non fa un solo nome per tutti e 24 le volte che usa la parola Banche (come si può leggere qui).

Per rimanere in tema con l’articolo sulla “velenosità” degli OGM, non era difficile reperire in rete alcuni dubbi espressi sul tipo di ratti utilizzati (si sa che il topo Dawley sviluppa tumori in numerose circostanze, notizia che si conosce almeno da 30 anni) e sul metodo statistico utilizzato. E da un giornalista con una discreta fama uno si aspetta almeno una verifica di quello che sta per dire.

La polemica sugli OGM rappresenta un classico in questo senso. Chi è contrario non ritiene dover presentare argomenti scientificamente validi (Pascale in Scienza e Sentimento parte dal famoso articolo di un critico letterario, Piero Citati, che si lamenta del sapore del pomodoro che non è più lo stesso. tanto per citare un altro esempio). La battaglia sembra persa in partenza, tant’è che molti studiosi e divulgatori scientifici rinunciano al confronto per la difficoltà di una discussione con chi mostra convinzioni granitiche.

E’ pur vero che a volte viene dato risalto a studi che dimostrano il contrario, come nel caso dello studio della Stanford University che revisiona uno studio del 1973 sulla quantità do pesticidi residui su frutta e verdura per concludere che tra prodotti convenzionali e biologici non ci sono differenze significative (lo studio però sembra non tenere conto di alcune innovazioni che con gli anni sono state introdotte).

Ultima controversia sulla attendibilità dei dati e delle conseguenti conclusioni che precludono alle decisioni riguarda l’Ilva di Taranto. I movimenti che si battono per la salute pubblica in quella città denunciano -dati epidemiologici alla mano- l’incidenza dei tumori e di altre malatite legate all’inquinamento. Il ministro Clini contesta ai Verdi e ai comitati di aver manipolato dati incompleti. E così per tutte le altre questioni controverse: consumo delle risorse idriche, dannosità degli inceneritori, costo reale delle energie rinnovabili. Forse per riconoscere una bufala da una notizia attendibile rimane valido il metodo di John Baez, adattato poi da Marco DelMastro in questo post sul suo blog.

In una società sempre più complessa e interconnessa la questione della consultazione dei dati, della loro verifica ed esame sarà sempre più centrale perchè non sono poche le decisioni da prendere nel prossimo futuro riguardo la disponibilità delle risorse, della convenienza e opportunità di alcune scelte industriali (agricoltura, energia, inquinamento) e quindi sarà centrale la correttezza delle informazioni e delle notizie. Per chi fa un blog questo può essere anche entusiasmante, ma richiede meno improvvisazione e un rigore maggiore per dimostrare che le proprie convinzioni o tesi sono valide per quello che sono e non per quello che vorremmo.

PS: un grazie indiretto a Dario Bressanini che sul blog e nei commenti fornisce sempre materiali interessanti, dimezzando il tempo della ricerca

:-)

Approndimenti:

La notizia che ha dato lo spunto a questo post, riportata da Il Fatto Quotidiano;

L’Amaca di Michele Serra del 21 settembre a proposito di biologico e ogm;

Un post dal blog Control Freaks ricco di link che approfondiscono e dimostrano l’inconsistenza dello studio di Sèralini;

Un riassunto circa le perplessità dello studio in questione dall’Agenzia dei Radicali;

Un articolo correlato da link per chi volesse approfondire la questione del tumore sviluppato dai topi sottoposti all’esperimento;

Il paper presentato da Sèralini;

Alcune reazioni di studiosi sullo studio di Sèralini;

E un profilo del professor Sèralini, sempre dalla Valle del Sieve;

Qui invece un articolo da Discover che spiega ancora meglio il contesto;

Un’analisi dal NYT sulla sindrome e conseguenti effetti degli allarmi che appaiono come nel caso in questione;

L’Amaca di Michele Serra del 29 agosto sul consumo di carne; con una  risposta indiretta dalla Valle del Sieve che riporta un articolo di Fabio Scacciavillani;

Il criterio per valutare le bufale attraverso un indice secondo John Baez e secondo il blog Borborigmi;

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8 pensieri su “le bufale sul cibo

  1. Sto andando a una serata di tango finlandese
    Tornerò a leggerti e a commentare.
    Grande Luciano
    f

  2. Ho fatto prima a scrivere il commento al tuo post da me…
    A presto per il resoconto della serata di ieri. :-D

  3. Pingback: Supecalifragilisticespiralidoso, no « iCalamari

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